Cosa sono le Biomasse

Le Biomasse rappresentano tutti quei materiali di origine organica (vegetale o animale) che non hanno subito alcun processo di fossilizzazione e sono utilizzati per la produzione di energia. Le biomasse sono costituite dalla parte biodegradabile dei prodotti e degli scarti delle lavorazioni agricole, che possono essere recuperate e convertite in energia elettrica, in calore o in prodotti chimici sostitutivi di derivati del petrolio (biocarburanti). Per la loro capacità di rigenerarsi, le biomasse sono generalmente considerate fonti rinnovabili. Il principale vantaggio ambientale derivante dall’uso delle biomasse consiste nel fatto che la quantità di anidride carbonica rilasciata durante il loro processo di combustione è la stessa di quella assorbita durante la fase di sviluppo.
Pertanto si può dire che il bilancio della CO2 è uguale a zero.

La riduzione delle emissioni in atmosfera

Si tratta di un concetto di recente introduzione in seguito alle direttive emerse dalla conferenza di Kyoto del 1997 (meglio conosciute come Protocollo di Kyoto) riguardo le emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera.

La riduzione di tali emissioni ratificata dai Paesi dell'Unione Europea deve per forza di cose passare attraverso la riduzione dell'utilizzo di combustibili fossili a favore di fonti energetiche alternative.
In Italia le prospettive di sviluppo del settore sono legate agli incentivi pubblici erogati per la messa a dimora di specie legnose pollonifere ad elevato accrescimento e a breve rotazione (Short Rotation Forestry).

Short Rotation Forestry (SRF)

Short Rotation Forestry (SRF), letteralmente selvicoltura a turno breve ma più correttamente cedui da biomassa è un termine con il quale si intende la coltivazione, ad elevata densità, di specie arboree caratterizzate da rapidità di crescita che vengono ceduate ad intervalli frequenti per la produzione di un materiale, il cippato ovvero legno sminuzzato, da destinare prevalentemente alla trasformazione energetica. In Italia i cedui da biomassa sono di recente introduzione (anni '80) e, attualmente, copre una superficie di 6.000 ettari. I turni di ceduazione più frequenti sono il biennale e il quinquennale, le specie impiegate sono il pioppo (Populus spp) e il salice (Salix spp) al Nord e la robinia (Robinia pseudoacacia) nel Centro. Utilizzati anche gli olmi, i platani e l'ontano nero. Attualmente la gran parte delle piantagioni a ceduo da biomassa oggi esistenti sono state impiantate nei primi anni del XXI secolo grazie ai fondi comunitari (Reg. CE 1257/1999), sono condotte a turno biennale e si trovano in Lombardia (3.200 ha), Veneto (1-100 ha) e Friuli-Venezia Giulia. (wikipedia.org)

Evoluzione della Short Rotation Forestry

Le colture arboree dedicate alla produzione energetica sono conosciute con il termine Short Rotation Forestry (SRF), ma si possono definire in maniera più appropriata “cedui a turno breve”. I cedui sono conosciuti da tempo immemore; l’uomo del Neolitico considerava i polloni cresciuti da ceppaia più utili degli alberi nati da seme poiché erano più facili da lavorare; di essi si parla anche nel Vecchio Testamento. I cedui di salice, anche sotto forma di capitozza, sono coltivati da almeno due millenni nel nostro Paese e talvolta ancora si trovano lungo i piccoli corsi d’acqua delle pianure italiane; Plinio il Vecchio li cita per i molteplici utilizzi, alcuni ancora attuali, quali supporti per la vite, graticci, attrezzi agricoli, ceste, mobili oltre che per legna da ardere. Anche la coltivazione del pioppo (Populus alba, Populus nigra) sia per legna da ardere che da opera per l’edilizia o la produzione di mobili ha una lunghissima tradizione nel Mediterraneo e nel vicino Oriente; specialmente nei paesi poveri di boschi, dove addirittura il pioppo è conosciuto col nome di "albero benedetto" (FAO 1956). Tornando al nostro Paese nel XIX secolo si è avuta una richiesta crescente di legna da parte delle industrie che, nel corso del tempo, aumentavano di numero e in dimensione e una concomitante espansione dell’agricoltura, per lo più a scapito dei vecchi cedui di pianura, favorita anche dal potenziamento della rete irrigua.


Le specie adatte per la coltivazione ad uso biomassa

Eucaliptus:
Utilizzabili in zone costiere a clima mite, dove possono fornire elevati accrescimenti; Eucaliptus camandulensis - Eucaliptus trabutii - Eucaliptus globulus. La coltivazione si basa su una successione di tagli quinquennali senza dover più piantare. Per l'impianto si utilizzano piantine in contenitore di 1 anno di altezza 20-40 cm. Con un sesto regolare di 3 metri tra le file e 1 metro sulla fila per un totale di circa 3.300 piantine ad ettaro.

Salice:
Selezioni di Salix alba possono dare buoni accrescimenti in zone umide e in prossimità di corsi d'acqua. Per l'impianto si utilizzano piantine in vasetto di 1 anno di altezza 40-60 cm con un sesto regolare di 3 metri tra le file e 0,60 metri sulla fila per un totale di circa 5.500 piantine ad ettaro, oppure a fila doppia lungo i corsi d'acqua.

Robinia:
L'Acacia è una specie molto competitiva adatta a tutti i tipi di terreno anche di versante, che non necessita cure particolari. Per l'impianto si utilizzano piantine a radice nuda di altezza variabile da 60-90 cm con un sesto regolare di 3 metri tra le file e 1 metro sulla fila per un totale di circa 3.300 piantine ad ettaro.

Pioppo:
Consigliabile il Pioppo bianco selezionato (Populus alba) o il Pioppo ibrido euramericano clone “Lux” (Populus x euramericano “Lux”) nelle zone di pianura umide e di collina fondo valle. Per l'impianto si utilizzano talee di 25 cm con un sesto di impianto di 2,40 metri tra le file e 0,60 metri sulla fila per un totale di circa 7.000 talee ad ettaro.

Consulta gli altri cloni su www.allasiaplant.com

I nostri impianti produttivi

In accordo con i nuovi orientamenti quadro delle Regioni improntati alla produzione di energia pulita da fonti rinnovabili la nostra Azienda, particolarmente attenta a tutto ciò che riguarda l'ambiente, è lieta di proporvi alcune soluzioni ambientali con molteplici risvolti, sia dal punto di vista prettamente forestale che economico.

La possibilità di creare impianti produttivi a basso impatto ambientale ma capaci di creare reddito sono la nostra sfida al futuro. Le nostre ricerche si sono concentrate nella selezione di specie vegetali adatte a poter creare tutto ciò.


Short Rotation Forestry



Medium Rotation Forestry


Il prodotto legnoso viene raccolto alla fine di ogni turno con l’ausilio di macchine abbattitrici-cippatrici che operano in maniera congiunta il taglio e la cippatura direttamente sul campo. Il cippato viene quindi trasportato alla centrale di utilizzo per la produzione di energia sotto varie forme. Ecco alcuni video di testate abbattitrici brevettati da biopoplar:

 


I Cloni per la Short Rotation Forestry

I cloni e le specie da mettere a dimora rappresentano un punto cardine della buona riuscita della SRF (Short Rotation Forestry).

Allasia Plant Magna Grecia ha messo in atto un ampio programma di selezione del materiale genetico. Per quanto concerne il pioppo la società dispone di oltre 20 cloni differenti che sono in grado di coprire un ampio spettro di esigenze colturali in stazioni di coltivazione differenti. I cloni, prima di essere proposti sul mercato, vengono testati in campo, su parcelle sperimentali per la loro valutazione.

Su altre specie l lavoro dell'Allasia Plant Magna Grecia è consistito nel testare varietà di Robinia locali e provenienti da selezioni di altri Istituti, analoga procedura è stata adottata per le varietà di Eucaliptus e Salice.

Il materiale di propagazione è rappresentato da:

  • Talee (Pioppo e Salice)

  • Piantine di 1 anno (Robinia ed Eucaliptus)

  • Astoni (Pioppo e Salice)

Per quanto riguarda la preparazione del terreno non sono necessarie lavorazioni particolari rispetto ai normali seminativi.

Esistono due tipi principali di modelli colturali:

  • l'Europeo, per la produzione di cippato a fini energetici è adottato con grandi densità e turno biennale. Le densità variano da 5.500 talee per Ha fino a un massimo di 10.000. La distanza può variare da 2,5 a 3,00 metri. La distanza sulla fila è variabile in funzione della densità di impianto che si vuole ottenere.

Schema d'impianto biennale

Schema d'impianto biennale

  • L'Americano che differenzia il prodotto ottenibile in “tronchetto” da destinare alla produzione della carta e dei pallets e cippato a fini energetici è adottato con densità minori rispetto all'europeo e con turno quinquennale; la densità d'impianto varia da 1.600 a 2.200 piante ad Ha.
schema-impianto-quinquennale

Schema d'impianto quinquennale

Le cure colturali sono indirizzate principalmente al contenimento delle infestanti. Dopo l'impianto, sia esso con talee, astoni o piantine, viene effettuato un diserbo sulla fila prima della ripresa vegetativa. Tale operazione viene ripetuta dopo il taglio per evitare eccessiva concorrenza delle infestanti sulle ceppaie in fase di ricaccio.

Fatta eccezione per i due momenti sopra descritti, il controllo delle infestanti avviene principalmente con lavorazioni meccaniche, discature e fresature sull'interfila.

Dal punto di vista sanitario, essendo il turno ravvicinato, non sussistono particolari problemi. Tuttavia potrebbe essere necessario effettuare dei trattamenti in occasione di attacchi particolarmente virulenti.

È da considerare che tale opportunità è comunque calcolata a livello economico per la redditività della coltura. Come per qualsiasi altra coltura la produttività è fortemente influenzata da una serie di fattori.

Alcuni di essi sono rappresentati dalle condizioni climatiche naturali della stazione e non sono modificabili o lo sono in maniera molto ristretta; altri sono rappresentati dalla scelta della specie, il modello colturale, i turni, la concimazione e l'irrigazione.