In questa sezione i nostri tecnici intendono dare alcuni suggerimenti utili alla realizzazione dei vostri impianti di arboricoltura da legno, senza tuttavia stravolgere le tecniche o le consuetudini già consolidate in zone specifiche; in ogni caso per qualsiasi necessità o chiarimenti non esitate a contattarci al numero di telefono 0968.61341 oppure all'indirizzo di posta elettronica info@allasiaplantmg.it

Nelle schede successive troverete:

  • Preparazione del terreno
  • Squadratura del terreno e sesti di impianto
  • Epoca di messa a dimora delle piantine
  • Accessori per impianti
  • Aspetti genetici e vivaistici
  • Materiale in commercio
  • Gli interventi post-impianto fino al 5° anno
  • I diradamenti per arrivare a fine turno con un buon reddito

PREPARAZIONE DEL TERRENO

Una buona preparazione del terreno è importantissima per la riuscita dell'impianto, qualunque sia la finalità; a maggior ragione lo è se l'impianto ha funzioni produttive. Spesso è necessario procedere ad alcune operazioni preliminari alla lavorazione vera e propria.

Se serve deve essere praticato il decespugliamento dell'intera superficie, lo spietramento, la livellazione qualora esistano delle irregolarità del terreno. Se già non esiste va predisposta un'adeguata rete viaria primaria e secondaria, indispensabile per le cura colturali, per la sorveglianza e per le utilizzazione intermedie e finali. Prima dell'esecuzione della piantagione dovrebbe essere realizzata un'adeguata recinzione perimetrale.

Concimazione di fondo

Generalmente per la concimazione di fondo di impianti di latifoglie non si usano concimi chimici, ma si preferisce l'uso del letame maturo in quantità pari a circa 400 q/ettaro

Per le conifere non si prevedono concimazioni di fondo, mentre i pioppi ibridi si possono avvantaggiare della distribuzione di 6-8 q/Ha di perfosfato minerale e di 3-4 q/ettarodi solfato potassico da interrare con l'aratura.

Lavorazioni

La lavorazione ideale è quella a due strati, che consiste in una rippatura andante (cioè su tutta la superficie) profonda 60/80 cm, possibilmente incrociata, seguita da un'aratura superficiale (25-30 cm). Quest'ultima può essere sostituita da una erpicatura profonda se il terreno è sciolto. Nei terreni argillosi la lavorazione profonda è d'obbligo, in quanto favorisce lo sgrondo delle acque in eccesso. Il periodo di esecuzione migliore va da agosto a settembre. Si conclude la preparazione con una buona fresatura giorni prima della squadratura e della messa a dimora delle piantine.

Nei casi in cui si renda necessario, è importante curare la regimazione delle acque con dei sistemi di drenaggio adeguati al terreno e canali di scolo.

SQUADRATURA DEL TERRENO

Con l'ausilio di uno squadro agrimensorio si individuano sul terreno i punti in cui vanno messe a dimora le piantine, collocandovi delle canne o dei bastoncini di legno.

I SESTI D'IMPIANTO

Con il termine “sesto d'impianto” si intende la forma geometrica ai cui vertici vengono collocate le piante. I sesti comunemente adottati sono i seguenti:


Sesto d'impianto "Quadrato"

Le piante vengono poste alla stessa distanza sulle file (d2) e sulla fila (d1). Questo quadro del terreno è il più facile, come facili sono le operazioni colturali degli anni successivi. Il difetto principale è che lo spazio a disposizione non viene sfruttato al massimo.

quadrato


Sesto d'impianto "Rettangolo"

Le piante sono disposte a distanza diversa tra le file (d2) rispetto a quella sulla fila (d1). Anche qui lo squadro e le operazioni colturali sono facili, un difetto di questo tipo di squadro è l'illuminazione della chioma che non è uniforme, l'utilizzo dello spazio, inoltre, non è ottimizzato e le piante crescono sbilanciate.

rettangolo

 


Sesto d'impianto "Quinconce"

Le piante vengono collocate ai vertici di un triangolo equilatero che equivale ad aggiungere una pianta in mezzo ad un quadrato di piante. L'esecuzione di questo tipo di squadro risulta più difficile e anche le operazioni colturali diventano più complicate. Comunque risulta sempre lo squadro migliore sia per lo sfruttamento dello spazio che per l'equilibrio delle piante.

quinconce


Sesto d'impianto "Settonce"

Il modulo di questo squadro è dato da un esagono regolare con una pianta posta nel punto d'incontro delle tre diagonali. Risulta abbastanza difficile l'esecuzione di questo tipo di squadro e delle operazioni colturali, ma si ha il vantaggio di avere il massimo sfruttamento dello spazio, l'ottima uniformità di illuminazione e bilanciamento delle piante.

settonce


La distanza di impianto

La distanza tra piante e piante varia molto a seconda della specie e del tipo di impianto. Le distanze più basse consentono di diminuire gli intervalli di potatura, c'è maggiore possibilità di scelta rispetto alle piante da potare a fine ciclo. Però i costi di impianto sono più elevati, l'esecuzione dei diradamenti richiede più professionalità. Aumentando la distanza diminuiscono i costi dell'impianto però risulta più oneroso il controllo delle infestanti e la potatura deve essere più frequente. Negli ultimi anni si ha la tendenza ad aumentare la distanza di impianto per risparmiare sugli interventi di diradamento che risultano poco remunerativi, anche se bisogna dire che in questi ultimi due anni anche i diradamenti possono portare del reddito conferendo la massa legnosa nelle centrali elettriche a biomassa.


 

EPOCA DI MESSA A DIMORA DELLE PIANTINE

Poco prima della messa a dimora delle piantine si devono approntare le buche, che possono essere eseguite a mano con la vanga e devono avere dimensioni pari a 40 x 40 x 40 cm, oppure con la trivella montata sulla trattrice.

Le epoche migliori per la piantagione sono l'autunno e l'inverno (da novembre a fine marzo) ma si può piantare anche all'inizio della primavera con postime forestale in contenitore, e comunque se l'impianto è consociato latifoglie/conifere completare l'impianto in primavera con le conifere. Le piantine a radice nuda vengono conservate dal momento in cui sono consegnate dal vivaista in tagliola ricoprendone le radici con sabbia, terra o terriccio.

ASPETTI TECNICO-GENETICI E VIVAISTICI

Orientamento progettuale

Il successo di un arboreto da legno è molto legato alla scelta progettuale tra tecnico, imprenditore e possibilmente vivaista specializzato, valutando vantaggi e svantaggi di ogni soluzione trovata.

Il primo fondamentale momento, è rappresentato dalla valutazione produttiva del terreno.

Non si può prescindere da un attento esame delle caratteristiche fisico-chimiche e biologiche del suolo e, logicamente, del clima.

Un aspetto fondamentale da esaminare è rappresentato dalla “scelta delle essenze arboree”.

In linea generale la preferenza deve essere orientata verso le specie del luogo “autoctone”, l'impiego di essenze “locali”, se ben scelte, comporta una serie di vantaggi: facilità di attecchimento, resistenza ad alcune avversità, migliore integrazione con il contesto ambientale.

Un altro aspetto da valutare, è rappresentato dalla scelta tra impianto monospecifico e impianto misto.

Gli impianti realizzati impiegando una sola specie presentano i rischi più elevati. Essi risentono maggiormente delle possibili avversità naturali e delle congiunture di mercato.

Il materiale di impianto

Altra fase importante nella realizzazione dell'impianto è quella riguardante la scelta e l'approvvigionamento del materiale vivaistico, che deve essere di buona qualità se si vuole evitare la cattiva riuscita o il fallimento dell'impianto stesso. Fra i vari fattori che determinano la buona o la cattiva qualità del postime, uno dei più importanti e la provenienza del seme.

La Legge 386/03 obbliga i produttori di semi o piantine forestali a venderle in partite omogenee, munite di un cartellino che deve indicare, fra le altre cose, il nome della specie, la provenienza, il vivaio di allevamento ecc. i cartellini possono essere:

1 - Giallo: indica i materiali con requisiti ridotti, per esempio quelli provenienti dall'estero o da boschi non iscritti al libro nazionale dei boschi da seme.

2 - Verde: indica materiali provenienti da boschi da seme.

3 - Blu: indica materiali provenienti da arborei da seme di cui esiste una discendenza già sperimentata.

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TIPI DI MATERIALE IN COMMERCIO

PIANTINE A RADICE NUDA

Quasi tutte le latifoglie utilizzate in arbiricoltura da legno vengono vendute in fasci di 50-100 piantine a radice nuda, che vengono distinte in semenzali e trapianti.

La differenza consiste nel fatto che i secondi sono semenzali che dopo una permanenza di uno o più anni in semenzaio vengono estratti e trapiantati in un altro settore del vivaio (ppiantonaio) dove rimangono per un periodo più o meno lungo. Il tipo di piantina viene spesso indicato con una sigla che ne indica l'età e il tipo di trattamento subito in vivaio; così la sigla “S1” indica un semenzale di un anno, la sigla “S1 T1” indica la piantina di due anni, uno passato in semenzaio e uno in piantonaio, “S2” è un semenzale di due anni, "S1 T2" è una piantina di tre anni ottenuta con il trapianto di un semenzale di un annoposto in piantonaio e rimastovi due anni, e così via.

L'impiego di piantine a radice nudapresenta vantaggi molteplici: sono più facili da trasportare, generalmente non presentano difetti nell'apparato radicale (a patto che l'estrazione venga effettuata in maniera corretta) e hanno un costo inferiore rispetto a quelle con pane di terra. Lo svantaggio principale risiede nel fatto che è preferibile la piantagione autunnale e che è consigliabile l'imbozzimatura 8inzaffardatura) prima messa a dimora. Piantando in primavera il rischio è che la piantina vada incontro a stress idrico proprio nella fase di ripresa vegetativa, in cui il fabbisogno dell'umidità è maggiore.

PIANTINE ALLEVATE IN CONTENITORE

Viceversa, le piantine allevate in contenitore (fitocella, vasetto o altro) hanno il grande pregio di poter essere messe a dimora in un arco di tempio più lungo, che va dall'autunno fino a primavera inoltrata. Però costano di più, e sono più difficili da trasportare.

All'approvvigionamento, spetta all'imprenditore scegliere il vivaio che gli dà maggiori garanzie di affidabilità e serietà, esaminando preventivamente la qualità del materiale disponibile.

INTERVENTI POST-IMPIANTO - CURE COLTURALI

Generalmente sono limitate ai primi cinque anni, dopodiché l'impianto dovrebbe essere avviato.

1° anno

Dopo aver effettuato la messa a dimora delle piantine generalmente in autunno sarebbe molto utile eseguire la pacciamatura con dei quadrotti in fibra vegetale.

La pacciamatura assolve al duplice scopo di impedire la crescita delle erbe infestanti e di migliorare il contenuto di umidità del terreno impedendo l'evaporazione. In primavera si deve eseguire almeno una lavorazione andante superficiale su tutto l'appezzamento.

2° anno

La prima cosa da fare nell'autunno successivo è sicuramente la sostituzione delle piantine morte con altre della stessa specie, età e sviluppo. In questo periodo si iniziano anche le potature di allevamento, per le modalità basta chiamare i nostri uffici, saremo sempre a Vostra disposizione. Si esegue anche una lavorazione superficiale del terreno per controllare le erbe infestanti, all'inizio della primavera si può iniziare con una concimazione localizzata, anche per questo si rimanda ad una chiacchierata con i nostri tecnici.

3°, 4° e 5° anno

Si continua con la potatura di formazione nella primavera e con la lavorazione superficiale del terreno.

I DIRADAMENTI

Quella del diradamento è una pratica che nei boschi viene effettuata normalmente, e rientra nella corretta gestione del bosco. Essa è molto importante anche in arboricoltura da legno, perché necessaria al raggiungimento degli scopi produttivi degli impianti.

Per diradamento si intende il taglio, a un certo punto del ciclo produttivo, di un certo numero di piante che quindi non arriveranno a fine turno.

In arboricoltura da legno i diradamenti servono a due scopi:

  1.  Ottenimento, a fine turno, di legname di ottima qualità con conseguente maggiore ricavo.
  2.  Ottenimento di un ricavo durante la coltivazione, anche in virtù della produzione di biomassa da legno per la produzione di energia elettrica, oppure legno da ardere.le piantine, una volta messe a dimora, iniziano la loro crescita sia in diametro che in altezza, questo fino a quando ogni pianta avrà il suo spazio. Da questo momento inizia la concorrenza per la luce, l'aria, gli elementi nutritivi e l'acqua, questo comporta l'accrescimento minore di determinate piante. Quindi comincia la fase del diradamento e a seconda del sesto di impianto saranno più o meno frequenti.

Il momento di intervenire dipende dallo sviluppo delle piante. Si dovrà sicuramente intervenire nel momento in cui le chiome iniziano a venire a contatto, dato che è in questo momento che cominciano i fenomeni di concorrenza.

Esistono vari sistemi di diradamento: geometrici-sistematici, selettivi e misti.

Nel primo tipo si interviene con schemi prefissati ad esempio una fila su due.

Invece l'intervento selettivo si basa sulla scelta delle piante da eliminare ad esempio quelle sottomesse, biforcate oppure storte.

Nel sistema misto invece vengono eliminate sia sulla base di schemi prefissati all'interno dei quali si operano però delle scelte dettate da considerazioni sulle piante da lasciare o da eliminare..

in arboricoltura da legno i primi diradamenti saranno fatti con il sistema geometrico. In tutte le scelte che si faranno nella gestione di un impianto arboreo per la produzione di legname pregiato si dovrebbe sempre tener presente l'obiettivo fondamentale dell'arboricoltura da legno di qualità; ottenere la massima quantità di legname della migliore qualità possibile.