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Scelta del terreno

Verificata l’idoneità climatica della stazione d’impianto per le singole specie, il requisito fondamentale per un impianto moderno è la possibilità di meccanizzare la maggior parte delle operazioni colturali. Questo porta ad escludere terreni troppo scoscesi, o nei quali i terrazzamenti siano larghi meno di 4-5 metri.

Essenziale è la regolazione del deflusso superficiale e di fondo delle acque (drenaggio), tenuto conto che la maggior parte delle specie si avvantaggia enormemente della freschezza estiva del terreno, ma non tollera assolutamente ristagni d’umidità; per quest’ultima ragione, per il pioppo in particolare, conviene scartare i terreni con un contenuto di
argilla superiore al 35{cefdd079d2b4def752f47ff57eb6cfbaf3c430da6092d7d4160b51fc1a9b7a8d}.

Imboschimento – Campagna (SA)

Preparazione del terreno per l’impianto

Un’accurata preparazione del terreno è presupposto fondamentale al buon esito delle piantagioni. La lavorazione meccanica, finalizzata al miglioramento delle caratteristiche fisiche del suolo, richiede talvolta alcune operazioni preliminari quali il decespugliamento, lo spietramento, il livellamento, il drenaggio e la sistemazione degli sgrondi.

La lavorazione andante o totale è generalmente preferibile a quella localizzata (a strisce, a gradoni, a buche, a piazzole, ecc.), soprattutto in ambienti caldo-aridi e su terreni argillosi. Con l’aratura non va, tuttavia, superato il limite di stabilità del suolo, in funzione della sua pendenza e tessitura e in relazione anche alle qualità e alla distribuzione delle piogge.

L’aratura e la rippatura profonda (70-100 cm) massimizzano i benefici della lavorazione soprattutto per quanto riguarda l’immagazzinamento dell’acqua e il rapido approfondimento degli apparati radicali, determinanti ai fini della rapidità di accrescimento delle piante.

Aratura profonda
Trincia sarmenti

La concimazione di fondo

La concimazione cosiddetta di “fondo” é molto importante per correggere alcune anomalie dei terreni e per arricchire lo strato di terra che verrà esplorato dalle radici. Per le piante forestali, la concimazione d’impianto non è generalmente necessaria. In casi particolari, può essere effettuata mediante compresse (una per piantina) di fertilizzante complesso, a lenta cessione di azoto, da posizionare sul fondo di ciascuna buchetta al momento della messa a dimora, con lo scopo di favorire una rapida crescita iniziale della piantina, tale da permettere di superare velocemente la competizione con la vegetazione erbacea. Se si ha disponibilità di letame maturo sarebbe interessante una distribuzione di 400 ql/ha prima dell’aratura.

Spandiconcime
Spandiletame

Il tipo di materiali d’impianto da preferire

Per le piante forestali, il materiale di propagazione idoneo è costituito da piantine con pane di terra, talvolta per alcune essenze e per terreni favorevoli anche a radice nuda, selezionate per caratteristiche genetiche e per aspetti qualitativi. Non devono essere troppo sviluppate per non incorrere in malformazioni radicali causate dalla limitata dimensione del contenitore. Nei vivai Allasia Plant Magna Grecia, indipendentemente dalla capienza, tutti i contenitori sono del tipo scanalato e retato, mantenuti sollevati da terra per evitare la spiralizzazione delle radici.

Ciliegio in vasetto
Pino domestico in alveolo
Castagno a radice nuda

Per il pioppo, il materiale più idoneo è costituito dalle pioppelle di due anni, indipendentemente dalla categoria commerciale (classificazione in classi diametriche con misurazione a 100 cm dalla base).

Squadratura del terreno

Con l’ausilio di uno squadro agrimensorio si individuano sul terreno i punti in cui andranno messe a dimora le piantine, collocandovi delle canne o dei bastoncini di legno. La moderna tecnologia ci mette a disposizione anche sistemi più avanzati, come il GPS.
E’ sufficiente avere la disponibilità di un palmare per acquisire le coordinate del perimetro dell’area, oltre ad eventuali ulteriori punti interni all’appezzamento nel caso di terreni non perfettamente in piano. I dati vengono poi elaborati con apposito software al fine di studiare al meglio il sesto d’impianto, la dimensione delle capezzagne e la disposizione dei filari.
Caricando successivamente il progetto su un computer portatile si può collegare questo direttamente ad un’eventuale macchina piantatrice dotata di un’interfaccia predisposta allo scopo e di eventuale guida GPS autonoma. Nel caso di messa a dimora manuale delle piante, lo schema progettato potrà essere trasferito direttamente sul campo segnando con delle canne i singoli punti corrispondenti alle coordinate GPS del sesto di impianto adottato.

Piantagione proprietà Alessandro Cappelli – Cassano delle Murge (BA)
Piantagione proprietà Alessandro Cappelli – Cassano delle Murge (BA)

I sesti d’impianto

Con il termine sesto di impianto si intende la forma geometrica ai cui vertici vengono collocate le piante. I sesti comunemente adottati sono i seguenti:

Quadrato

Le piante vengono poste alla stessa distanza tra le file e sulla fila, in posizione corrispondente ai quattro angoli di un quadrato.
Questo sistema di squadratura del terreno è il più semplice ed altrettanto facili sono le operazioni colturali degli anni successivi.
Il difetto principale consiste nel fatto che lo spazio a disposizione non viene sfruttato al meglio e, a parità di distanza tra gli alberi, le piante ad ettaro saranno inferiori rispetto alle disposizioni a triangolo di cui ai punti successivi.

Rettangolo

Le piante sono poste a distanza diversa tra le file rispetto a quella sulla fila, in posizione corrispondente ai vertici di un rettangolo. Anche in questo caso la squadratura e le operazioni colturali sono facili, mentre l’illuminazione della
chioma delle piante non è uniforme, l’utilizzo dello spazio non è ben sfruttato e le piante cresceranno con chioma asimmetrica.

Quinconce

Le piante vengono collocate ai vertici di un triangolo isoscele. In pratica equivale ad aggiungere una pianta sul punto di incontro delle diagonali di un quadrato.
Ricorda molto il “cinque” di una carta da gioco.
L’esecuzione di questo tipo di squadro risulta più difficile rispetto ai precedenti mentre le operazioni colturali possono avere il vantaggio di potersi incrociare in più direzioni.
Risulta uno dei migliori sia per lo sfruttamento dello spazio che per l’equilibrio delle piante.

Settonce

Il modulo di questo squadro è formato da sei piante poste sugli altrettanti vertici del perimetro di un esagono con l’aggiunta di una settima posizionata al centro, nel punto d’incontro tra le tre diagonali. Queste ultime formano, a loro volta, sei triangoli equilateri. Risulta complessa sia l’esecuzione dello squadro che le operazioni
colturali. Gli elementi a favore sono un perfetto sfruttamento dello spazio ed un’ottima uniformità di illuminazione delle piante.

La distanza d’impianto

La distanza tra pianta e pianta varia molto a seconda della specie e del tipo di impianto. Le distanze più ravvicinate, con più piante ad ettaro, consentono di diminuire gli interventi di potatura e di disporre di un maggior numero di piante tra le quali poter scegliere i soggetti migliori da portare fino a fine ciclo. I costi di impianto sono più elevati e l’esecuzione dei diradamenti richiede più attenzioni e più professionalità.Aumentando la distanza tra le piante, con meno piante ad ettaro, diminuiscono i costi dell’impianto mentre risulta più onerosa la gestione sia per il controllo delle infestanti che per le più frequenti potature.
Negli ultimi decenni si è riscontrata la tendenza ad aumentare la distanza di impianto per risparmiare sugli interventi di diradamento, visto che i costi di questi ultimi raramente venivano coperti dagli introiti per la vendita delle piante eliminate, non avendo queste ancora raggiunte le dimensioni commerciali. Viceversa, negli anni più recenti, anche dai diradamenti è stato spesso possibile ricavare un valore di macchiatico positivo, visto che anche le piante non adatte per tronchi da lavoro hanno trovato degli sbocchi di mercato come legname triturato per l’alimentazione delle centrali elettriche a biomassa.

Densità d’impianto

Le distanze d’impianto vanno stabilite di caso in caso, in funzione dell’ambiente, della specie, del turno e degli assortimenti che si vogliono ottenere, con o senza diradamenti.
Per i pioppi, che vengono normalmente piantati a spaziatura definitiva, si consigliano distanze comprese tra 6×6 e 5×5 m, alle quali corrispondono densità variabili tra 280 e 400 piante per ettaro.
Nel caso degli eucalitti, per i quali è generalmente previsto il governo a ceduo con turno di 10-12 anni, la densità iniziale non dovrebbe superare le 1.100 piante/ha (3×3 m), a meno che non si punti ad ottenere, in ambienti idonei e con turni più brevi (6-8 anni), grandi quantità di materiale di piccole dimensioni (cippato per biomassa).
Per le altre latifoglie e per le conifere, la densità varia in relazione alla specie e alle caratteristiche della stazione d’impianto, da un minimo di 1.100 (3×3 m) fino ad un massimo di 2.000 (2×2,5 m) piante per ettaro.

   Determinazione del numero di piante per ettaro    
Distanza tra le file
Metri1,001,502,002,503,003,504,005,006,007,008,00
0,5020.00013.33310.0008.0006.6665.7145.0004.0003.3332.8572.500
0,6016.66611.1118.3336.6665.5554.7614.1663.3332.7772.3802.083
1,0010.0006.6665.0004.0003.3332.8572.5002.0001.6661.4281.250
1,506.6664.4643.3332.6662.2221.9041.6661.3331.111952833
Distanza
tra le piante
sulle file
2,005.0003.3332.5002.0001.6661.4281.2501.000833714625
2,504.0002.6662.0001.6001.3331.1421.000800666571500
3,003.3332.2221.6661.3331.333952833666555476416
3,502.8571.9042.4281.142952816714571476408357
4,002.5001.6661.2501.000833714625500416357312
5,002.0001.3331.000800666571500400333285250
6,001.6661.111833666555476416333277238208
7,001.428952714571476408357285238204178
8,001.250833625500416357312250208178156

Epoca di messa a dimora delle piantine

Prima della messa a dimora delle piantine si devono predisporre le buche. Possono essere eseguite a mano, con la vanga o la zappa, di dimensioni pari almeno a cm 40x40x40, oppure scavate con una trivella meccanica che, a sua volta, può essere montata ed azionata da una trattrice oppure mossa da un motore autonomo e mantenuta in posizione di lavoro da due persone.
L’utilizzo delle trivelle è sconsigliato nei terreni argillosi e limosi per il rischio di compattamento e di impermeabilizzazione delle pareti della buca. Le epoche migliori per la piantagione sono l’autunno e l’inverno (da fine ottobre a fine marzo). Le piante in contenitore si possono piantare con successo anche da settembre.
Qualora, invece, i lavori si protraggano oltre la fine dell’inverno è indispensabile disporre di acqua sufficiente per le irrigazioni di emergenza in caso di primavere od estati siccitose.
Se l’impianto è misto, formato da latifoglie e conifere consociate, per la piantagione delle conifere si consiglia di attendere il periodo a ridosso della primavera. Per le latifoglie, di norma, a quote inferiori ai 600-700 metri s.l.m. si consiglia sempre l’impianto autunnale.
Per contro, nelle zone più fredde di montagna è preferibile rimandare il lavoro a primavera per non incorrere nelle forti gelate invernali. Le piantine a radice nuda, dal momento in cui il vivaista le consegna al cliente, devono essere mantenute in “tagliola”, ovvero con le radici sempre umide e ben ricoperte da sabbia, terra o terriccio, tutti materiali che devono possedere una buona capacità di drenaggio per le piogge in eccesso.

Modalità d’impianto

Le pioppelle vanno poste a dimora ad “asta nuda”, per cui è necessario asportare preliminarmente e per intero i rametti eventualmente presenti, eliminando eventualmente anche le radici. La profondità d’impianto dovrà essere proporzionata allo sviluppo dei soggetti e comunque mai inferiore a 1/6 della loro altezza. Dopo l’impianto, le buche vanno attentamente riempite ed il terreno di riempimento accuratamente costipato.
Per le altre specie (conifere, eucalitti, ed altre latifoglie), se allevate in contenitori di plastica, all’atto della messa a dimora è indispensabile asportare completamente il contenitore e recidere, con opportune incisioni, le radici avvolte a spirale in prossimità delle pareti e del fondo. La profondità di impianto deve essere tale che il colletto delle piante risulti a livello del piano di campagna. Una profondità maggiore va assicurata nei terreni sciolti, in stazioni aride e per piante (soprattutto eucalitti) che hanno superato in vivaio l’altezza di 40-50 cm.

Castagno
Pioppelle